DAVE MADE A MAZE [SubITA]

Titolo originale: Dave Made a Maze
Nazionalità: USA
Anno: 2017
Genere: Avventura, Commedia, Horror
Durata: 80 min.
Regia: Bill Watterson

Dave, un artista che non ha ancora fatto nulla di significativo nella sua carriera, costruisce un forte nel suo salotto per pura frustrazione. Finisce però con il rimanere bloccato dalle sue stesse trappole e dalle creature fantastiche e ingannevoli nate dalla sua immaginazione. Ignorando i suoi avvertimenti, la fidanzata Annie si propone di salvarlo con l’aiuto di una banda di bizzarri esploratori.

C’è modo e modo di scrivere e dirigere un film generazionale. Si possono mettere quattro o cinque trentenni a disquisire di dubbi esistenziali in un casale in Toscana o li si può far perdere in labirinto di cartone costruito nel soggiorno di un appartamento. Sta a voi scegliere quale preferite, ma è non devo neanche dirvi a quale dei due modi vada la mia simpatia.
Dave Made a Maze è una commedia fantasy leggera come un soffio di vento, ma niente affatto sciocca, e possiede una caratteristica che non ho mai ritenuto un indispensabile di per un film, ma se c’è non è che la butto via: l’originalità.
Non tanto nello spunto in sé (in alcuni momenti mi sembrava di assistere quasi a una versione comica di di Foglie), ma nell’esecuzione, quella sì, impossibile da trovare in opere precedenti, se non forse nel muto.

Annie torna a dal suo fidanzato dopo un fine settimana passato fuori e trova una strana costruzione fatta con scatoloni in soggiorno. Sente la voce di Dave, ma non riesce a vederlo. Lui le dice di aver costruito un labirinto, di essersi perso al suo interno e di non poter più uscire, perché è molto più grande di come appare, è pericoloso e disseminato di trabocchetti.
Insieme a un gruppo di amici, comprensivo di un regista con operatore e fonico al seguito, Annie entra nel labirinto e va alla ricerca di Dave.

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Il labirinto è il film: la sua realizzazione, le varie stanze che si aprono a ogni bivio, le gallerie di cartone, gli origami che prendono vita e attaccano gli incauti che si sono avventurati nei suoi meandri, le trappole che tagliano teste e procurano ferite da cui escono coriandoli rossi e stelle filanti, i giochi di prospettiva, le trasformazioni subite dai personaggi. Tutto all’insegna di un orgoglioso artigianato che deve essere costato anni di lavoro agli scenografi e che trabocca di idee sempre nuove. Vedere i protagonisti aggirarsi sempre più spaesati nel dedalo costruito, non si sa quanto volontariamente, dal povero Dave, è una fonte di continui stupore e divertimento per lo spettatore. Soprattutto perché non c’è quasi ombra di effetti digitali e tutte le follie del labirinto sono state create con il cartone direttamente sul set, in uno stile che ci riporta, come dicevo prima, all’epoca gloriosa del muto, tra reminiscenze di Méliès e ammiccamenti alle scenografie dell’espressionismo.

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Ma Dave Made a Maze è anche meta-narrazione (scusate la parolaccia, ora mi spiego): la piccola troupe improvvisata che scende nel labirinto con Annie e gli altri è un evidente riferimento al mockumentary, con l’operatore e il fonico che non smettono mai di compiere il proprio dovere neanche di fronte alla morte altrui e al rischio della propria, e il regista che blocca più volte l’azione per piazzare la telecamera in faccia a Annie o a Dave e organizzare sul momento interviste molto poco opportune o chiedere a qualcuno di ripetere una battuta per avere un’inquadratura di riserva. La situazione è talmente folle che qualunque senso di verosimiglianza può essere accantonato in favore di una gioiosa anarchia. Il labirinto diventa così un nucleo di creatività esplosiva, il luogo della creazione artistica per eccellenza, così perfetto da prendere vita propria, da crescere da solo, da generare in autonomia degli esseri viventi. Sì, c’è persino il Minotauro.

Ovvio che, dietro a tutto questo, si annidi la metafora e non è neanche poi così difficile da portare allo scoperto. Dave, asfissiato da una vita inconcludente, in cui non riesce mai a portare a termine alcun progetto, stanco di barcamenarsi tra lavori che odia e difficoltà economiche, vorrebbe soltanto fare qualcosa e, possibilmente, concluderla. Il labirinto, con la sua confusione, ma anche le sue geometrie implacabili, la sua e cattiveria, assurge così a simbolo di una mente in ebollizione, a cui però non viene data la possibilità di esprimersi. Se il film è il labirinto, il labirinto è Dave e la sua vita già priva di sbocchi ad appena trent’anni.
C’è quindi anche un velo di tristezza in questa commedia surreale, che arriva a tanto così dallo sfiorare il dramma senza mai voler andare fino in fondo. È appena una nota amara in una melodia circense. Ma c’è, è innegabile, e dona un certo spessore al film, lo eleva da puro esercizio di stile a un livello di racconto più complesso, meno superficiale.

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Ma non preoccupatevi. Come ho detto in apertura, nessun pippone esistenziale in un casale in Toscana: l’obiettivo di Watterson (attore, esordiente alla regia) è di il pubblico stipulando con lui un patto che implica lo stare al gioco, accettare le regole di questa storia folle e prenderla con lo stesso atteggiamento dei suoi protagonisti, un distacco stralunato che fa loro digerire tutto come se fosse perfettamente normale. In poche parole, per godersi Dave Made a Maze è necessario avere un minimo di immaginazione. Non tutti ce l’hanno e non tutti sono disposti ad alimentarla ed esercitarla. Questo è un film che vi obbliga a fare entrambe le cose e film così son sempre benedetti.

Recensione: ilgiornodeglizombi.wordpress.com

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By Anam

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