IL MISTERO DI DANTE

Titolo originale: Il mistero di Dante
Nazionalità: Francia, Italia, UK, USA
Anno: 2014
Genere: Biografico, Documentario, Drammatico, Storico
Durata: 100 min.
Regia: Louis Nero

Se c’è un aggettivo adatto a descrivere il lavoro che Louis Nero ha portato avanti fino ad ora, probabilmente questo è ambizioso. La sperimentazione e la non gli sono state estranee, basti pensare a lavori quali Pianosequenza, La rabbia, o il più recente Rasputin, che però forse hanno finito per peccare in qualche modo di “maniera”: la maniera dell’alternativo.

Il mistero di Dante si colloca nello stesso filone e tuttavia ha il sapore di una maggiore maturità. È successo che Nero ha letto la Divina Commedia, ha poi approfondito la letteratura critica specializzata nell’ermeneutica del “quarto livello”, quello anagogico/esoterico, delle celebri terzine ed è venuto in contatto con un mondo nuovo, sicuramente spirituale, profondamente interiore, “illuminante” e per questo ha sentito la necessità di raccontarlo, di divulgarlo. Ecco, un pregio dell’opera è l’onestà d’intenti. È seguito poi un di due anni in giro per il mondo alla di e considerazioni di studiosi e appassionati (tra cui Valerio Massimo Manfredi, Gabriele La Porta, Silvano Agosti, Roberto Giacobbo, Franco Zeffirelli) dell’opera dantesca, confluite nella lunga serie di interviste che occupano la maggior parte del film. Si può parlare di interviste emotive, “partecipate”, dalle quali si ha la di star parlando di qualcosa di veramente determinante per la interiore e dunque per l’integrità della persona.

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A questo aspetto “d’inchiesta” si affianca la finzione: la prima parte è una sorta di mockumentary in cui il regista e una giovane ragazza vengono convocati dalla comunità segreta de I fratelli d’amore, i cui rappresentanti hanno deciso di rilasciare una testimonianza, ma per raggiungerli i due devono attraversare misteriosi e polverosi cunicoli con gli occhi bendati: simbolicamente, un dal buio al tetro, passando di nuovo per il buio e infine alla luce. Vita, Inferno, Purgatorio, Paradiso. Il tutto accompagnato da una altrettanto simbolica, composta da Steven Mercurio e Ryland Angel e concepita secondo le tre cantiche; la discesa agli Inferi è costituita da tamburi martellanti “sciamanici” che dovrebbero arrivare a coinvolgere tutti i sensi. Un terzo livello del film è costituito dalla figura di F. Murray Abraham nei panni dello stesso Dante, atto a raccontare in brevi istanti.

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Il film è ricco di riferimenti culturali: da Shakespeare, ai sufisti (su tutti Ibn Arabi), da Pascoli a Luigi Valli, Gabriele Rossetti, René Guénon, Miguel Palacios, e ancora la musulmana, ebraica, indiana, per arrivare alle della letteratura con l’Epopea di Gilgamesh. La cura e il rispetto per il mondo esoterico è rappresentata dalle animazioni (ispirate al lavoro di Gustave Doré) che si intromettono tra le ombre e i muri degli intervistati, e che fanno rivivere gironi e cerchi della grande opera.

Recensione: sentieriselvaggi.it

 

 

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By Anam

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