LA CICATRICE INTERIEURE [SubITA]

Titolo originale: La cicatrice intérieure
Paese di produzione: Francia
Anno: 1972
Durata: 60 min.
Genere: Drammatico, Fantastico, Musicale, Visionario
Regia: Philippe Garrel

Il vagabondaggio di una donna, di due uomini e di un bambino su un pianeta lontano e gelido.

Continuando ad esplorare il primo periodo della cinematografia di Philippe Garrel, dopo gli echi rivoluzionari visibili in Le Revelateur (1968) e Le Lit de la Vierge (1969), con l’inizio degli anni ’70 ci si addentra in una fase ancor più sperimentale. Garrel in quel periodo incontra e conosce Christa Paffgen, in Nico (che diventerà sua collaboratrice e compagna di fino al 1978), cantante dei Velvet e che già proveniva dalla Factory di Andy Warhol.
Il modo di quest’ultimo di concepire un certo tipo di cinema, sommato alle avanguardie artistiche degli anni ’60, creano in Garrel una forte influenza che determinerà tutta la sua produzione per il decennio successivo.

Il primo film di questo percorso (uno dei più sperimentali di tutta la carriera) è La Cicatrice Interieure, un’opera affascinante che già nel titolo riassume la tematica principale prediletta dal regista, ovvero la separazione / la frattura. In questo caso le analogie con Le Revelateur saltano immediatamente all’occhio: una coppia in crisi, un bambino (in questo film interpretato dal di Nico), un’ambiente all’apparenza non identificabile con nessun luogo specifico (in girato tra l’Islanda, e alcuni deserti dell’ e degli Stati Uniti), quasi onirico, surreale e un tempo indefinito. Ma se in Le Revelateur predominava il linguaggio del corpo, ne La Cicatrice Interieure lo diventa il vero protagonista, svuotandosi della semplice funzione rappresentativa e assumendo caratteristiche dal forte valore simbolico legate all’origine della dell’uomo (il cerchio di fuoco, la lava nelle mani di Pierre Clementi, la cascata, il mare). Esso assorbe i corpi, disorientati, assenti e vaganti all’interno di distese ghiacciate, spiagge desertiche, cascate e vulcani in eruzione; l’ambiente, con la sua sconfinata immensità, amplifica la solitudine e il vuoto esistenziale dei protagonisti.

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La potenza visiva dell’immagine diventa la forma di comunicazione principale, tanto che si può riscontrare un forte legame con la pittura; secondo Dominique Noguez – Le Cinèma, autrement – “la composizione dello ricercata e realizzata in La Cicatrice Interieure richiama in maniera evidente la pittura di fine Ottocento, in particolare i quadri di Puvis de Chavannes, un francese di quel periodo.”
Già da Le Revelateur, Garrel conferma il suo interesse a realizzare un tipo di cinema svincolato il più possibile dalle regole tradizionali della narrazione: dal montaggio alla sceneggiatura, fino alla recitazione degli attori, mettendo al contrario in risalto, tutti quegli elementi nuovi che rappresentano la modernità nel cinema: la riduzione o quasi totale assenza dialogica (le poche frasi che Nico pronuncia si disperdono nei lontani orizzonti dell’ambiente circostante), la fissità dell’immagine, la contemplazione degli spazi, il minimalismo.

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“Questa tendenza contemplativa fa si che La Cicatrice Interieure si sviluppi come un poema lento, delicato e straziante al tempo stesso, nel quale la comunicazione è affidata al silenzio incombente del paesaggio, alla ripetizione dei gesti e dei movimenti” – Dominique Noguez –
Il filosofo Gilles Deleuze ha inoltre osservato che quasi tutti i film sperimentali di Garrel si focalizzano, da un punto di vista formale, intorno a precise geometrie dello e del movimento (il triangolo in Le Revelateur, il cerchio ne La Cicatrice Interieure).

“… i personaggi diventano punti immobili o in movimento nello spazio, delle figure in colluttazione o al contrario in armonia le une con le altre… La figura del cerchio, che si evidenzia particolarmente in uno dei momenti più interessanti del film dove Garrel, attraverso un lungo si incammina seguendo la traiettoria di un cerchio immaginario ripreso a 360°, che si apre e si conclude nello stesso punto (sequenza simile a quella in cui Stanislas viene rincorso dai genitori in Le Revelateur)
evoca metaforicamente il vuoto interiore al quale ruota la rappresentazione e nel quale essa rischia sempre di cadere; si tratta quindi di una figura che rimanda all’assenza.”

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Infine bisogna segnalare che, a differenza delle altre principali pellicole del primo periodo garreliano, un elemento importantissimo che distingue La Cicatrice Interieure è il costante utilizzo della musica, ridotta al minimo (se non completamente assente) in film quali Le Lit de la Vierge o La Berceau de Cristal. Nico collabora con molto impegno alla realizzazione del film, non solo come attrice, ma anche scrivendo i dialoghi e naturalmente componendo la suggestiva colonna sonora, quasi interamente tratta dall’album Desertshore. Ancora oggi, la sua risuona imponente attraverso spazi sconfinati!

visionesospesa.blogspot.com

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By Anam

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