PANIQUE AU VILLAGE [SubITA]

Titolo originale: Panique au village
Nazionalità: Belgio, Francia, Lussemburgo
Anno: 2009
Genere: Animazione, Commedia
Durata: 75 min.
Regia: Stéphane Aubier,

Cowboy e Indiano sono due professionisti delle catastrofi: qualsiasi loro progetto termina se,pre nel caos. Stavolta devono organizzare una festa di compleanno per Cheval, ma non sanno cosa regalare al loro amico. D’improvviso viene loro un’idea: un bel barbecue che si monterà tutto da solo! Peccato che la festa iniziale si trasformi ben presto in un vero e proprio tsunami che sconvolge la del povero Cheval e l’intero villaggio.

Credevamo di trovarci di fronte al classico cartone animato, magari sviluppato grazie all’ennesima evoluzione della grafica computerizzata come quelli prodotti dalla Pixar (Toy Story, Shrek, Alla ricerca di Nemo, Gli Incredibili). Invece ci è sembrato di fare un salto nel passato. Questa è la dimostrazione di come non importino software ultra-sofisticati per creare mondi fantastici, capaci di sorprenderci. Basta ricordarsi di quando da piccoli giocavamo coi soldatini e, irriverentemente, li affiancavamo, durante il periodo natalizio, alle statuette del presepe, per creare un mondo come quello di Panico al villaggio. Il cartone è basato su una serie televisiva belga di grande successo, molto popolare anche in altri paesi europei (tra cui Francia e Inghilterra), ma sconosciuta nel Belpaese.

I personaggi di Panico al  sono pupazzetti di animali o persone, realizzati con la plastilina, con cui tanto abbiamo giocato nell’infanzia. Infatti, all’uscita, si rimane col seguente dubbio: è un cartone adatto anche ai bambini? Sicuramente gli adulti apprezzeranno la follia, l’anarchia creativa del prodotto, capiranno meglio alcuni rimandi, volontari o meno, ad altre opere cinematografiche ( al centro della recensione panico al
Terra , ad esempio) e godranno appieno dell’umorismo surreale, assurdo, insomma, non scontato. Ma i si divertiranno altrettanto? Pensiamo di sì, la ha un ritmo elevatissimo, i protagonisti sono molto spassosi, e forse sono proprio loro, i bambini, ad essere i più vicini al mondo di Panico al che ignora e sovverte la logica e la fisica. La trama è semplice: Cowboy e Indiano ordinano 50 mattoni per costruire un barbecue da regalare a Cavallo, per il suo compleanno. Incidentalmente, l’ordinazione lievita a 50.000.000. Lo tsunami di terracotta sommerge la di Cavallo, distruggendola. Bisogna ricostruirla, non prima però di aver attraversato il centro della Terra, il Polo, gli abissi marini, all’inseguimento di alcuni ladri che hanno sottratto a Cavallo le mura della appena ricostruite. Non avevamo mai visto un cartone animato coi personaggi di plastilina, anzi, a dirla tutta, abbiamo accuratamente evitato i vari Pingu , Galline in fuga o Wallace e Gromit . Eppure, dopo un iniziale spaesamento (non riuscivamo a comprendere quale dei personaggi stesse parlando), ci siamo sentiti come a casa. Affascinati dall’estetica volutamente retrò e, apparentemente, di bassa qualità. Meravigliati dall’immaginario senza confini dei due autori, Aubier e Patar. Purtroppo, questo film esce in un periodo dell’anno in cui i cinema sono desolatamente vuoti, quindi, con molta probabilità finirà presto nel dimenticatoio (anche se ci auguriamo il contrario). Il pubblico italiano non riuscirà quindi a godere di alcune finezze umoristiche come il cavallo che si addormenta all’impiedi con un cuscino al muro su cui appoggiare la testa, o le mucche che chiedono: “E ora chi ci porta al pascolo?!”, in seguito all’arresto del fattore. Forse, detto così, non rende bene l’idea, ma è molto divertente. La forza di Panico al villaggio , sta nella riscoperta della e dell’immaginazione dell’infanzia, scevra da preconcetti o stereotipi: la invasa dai mattoni, un cavallo che naviga su internet, la partita a carte dei protagonisti nel mentre stanno precipitando nella lava incandescente, la convivenza delle diverse realtà, la collaborazione tra uomini e animali sono tutti elementi che costituiscono un monito a mettere da parte sovrastrutture mentali e culturali e a tuffarsi nell’irrazionalità dell’infanzia. Certo è sì vero che il confine tra non-sense e demenzialità è labile, ma, a nostro avviso, siamo di fronte a un piccolo gioiello di comicità.

Recensione: cinema4stelle.it

 

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By Anam

I'm A Fucking Dreamer man !

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