PRIMER [SubITA]

Titolo originale: Primer
Nazionalità:
Anno: 2004
Genere: Fantascienza, Visionario
Durata: 79 min.
Regia: Shane Carruth

Qualcuno di voi si ricorderà quando, all’inizio del mese, vi ho parlato di un certo Upstream Color di Shane Carruth, film low budget del 2013. Una pellicola in bilico tra thriller, weird, fantascienza e storia d’ girata con due soldi da un che fa anche tutto il resto. Ecco, prima di Upstream Color c’era stata un’altra pellicola a cui avevo già accennato, film del 2004 intitolato Primer ed esploso come una specie di fenomeno. La leggenda narra che sia costato circa 7000 dollari e che, girando per i festival indipendenti, abbia attirato una cerchia di proseliti che l’hanno elevato a capolavoro nonché caposaldo del genere. Il genere in questione è la fantascienza, perché Primer è un film sui viaggi nel . Solo che non è il film sui viaggi nel che ci si aspetterebbe, lontano dai vari Doctor Who, Ritorno al , The Time Machine o Donnie Darko.

Due giovani ingegneri, Aaron e Abe, si dilettano nel libero con nel garage di Aaron. E sarà proprio durante questi che si ritroveranno tra le mani una vera e propria mini-macchina del , una scatola in grado di “lanciare” l’oggetto che contiene nel passato. I due, a questo punto, realizzeranno una macchina in grado di contenerli entrambi: lo scopo è tornare indietro nel per arricchirsi giocando in borsa. Solo che le cose non andranno proprio come ci si aspetta.

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Allora, immaginate di girare un film di fantascienza con solo 7000 dollari. Una manciata di , qualche location in interni, tante e nessun effetto speciale, cosa inimmaginabile nel ventiduesimo secolo. Infatti Primer, pur essendo un film sui viaggi nel , è una pellicola concettuale: i viaggi non ci vengono mostrati, ci vengono mostrati i loro effetti tanto sul “normale” svolgersi degli eventi quanto sui due protagonisti. Un film di fantascienza affrontato con empirico, che si sviluppa su basi che ci vengono proposte come scientifiche fino ad apparire perfino probabili. Attraverso dialoghi interminabili e non particolarmente comprensibili, infatti, ci viene spiegato in linea teorica tutto quel che avviene e che, per motivi di budget, non ci può essere mostrato se non attraverso piccoli cambiamenti che lasciano solo intuire quel che in sta succedendo. A dirigere, scrivere, produrre, montare e musicare il tutto è Shane Carruth, uno che prima di mettersi a fare il aveva studiato matematica al college e che, mettendoci pure la faccia (è lui a interpretare Aaron), si gioca il tutto per tutto partendo da quel che spesso manca al multimiliardario contemporaneo: un’ che valga la pena di essere sviluppata.

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Da questo punto in poi la recensione può contenere spoiler

Primer è un film difficile, veramente complicato, che necessita di più di una visione per essere compreso. Infatti, strutturalmente, è complicato perché si basa su un concetto particolare: ogni viaggio nel crea una nuova linea temporale. Quindi ad ogni viaggio nel corrisponde una time line diversa che presenta differenze, seppur minime, rispetto alle altre. Prima di tutto c’è da dire che il viaggio nel , in Primer, è possibile solo nel passato, da un punto B (avanti nel ) verso un punto A (indietro nel ). Il mezzo (la macchina del ) è una scatola. I due protagonisti (viaggiatori nel ) accendono la scatola, ad esempio, alle ore 16:00 (punto A) di un giorno X e la tengono accesa per sette ore. Quindi alle 23.00 (punto B) entrano nella scatola e, rimanendoci per altrettante sette ore, tornano indietro al punto A e quindi alle ore 16:00 – quando la macchina del era stata accesa – dello stesso giorno X.

Aaron e Abe fanno nove viaggi nel , quindi creano nove time-line differenti, nove linee temporali parallele. Un numero enorme che rende il film estremamente complicato. In effetti Primer è una pellicola tanto geniale quanto complessa che, per essere compresa, necessita di essere schematizzata. Questo potrebbe essere visto come un limite ed in effetti lo è, ma la colpa è più che altro del budget che, non permettendo di mostrare, costringe a spiegare attraverso fiumi di e a lasciar intuire mostrando le piccole differenze tra una time line e l’altra. Lo schemino qui sotto mostra a grandi linee quel che succede, come e perché. Ma alla fine quel che conta sono gli effetti di questi viaggi sui due protagonisti, la loro psicologia che cambia, gli effetti collaterali inaspettati sulla loro mente e, in un certo senso, sul loro corpo. Un film in cui la fantascienza viene affrontata da un punto di vista teorico, che dimostra quanto siano importanti le idee e quanto conti poco tutto il resto. Cosa vera solo fino a un certo punto.

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E alla fine, se mi dovessi porre la fatidica domanda “Primer è un film bello o un film brutto” io risponderei semplicemente con “geniale”, cosa che vuol dire poco o niente. In Primer è un bellissimo film con un enorme difetto: necessita di essere spiegato o di esser visto talmente tante volte da diventare ovvio. Allo stesso è un film che ci guadagna dall’essere compreso, in cui il peso dell’incomprensibile può schiacciare lo spettatore. È un film unico che può benissimo esasperare o tediare. Ma difficilmente vi lascerà indifferenti.

Recensione: combinazionecasuale.blogspot.it

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By Anam

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