SAINT MAUD [SubITA]

Titolo originale: Saint Maud
Paese di produzione: UK
Anno: 2019
Durata: 84 min.
Genere: Horror, Thriller, Psicologico
Regia: Rose Glass

La genesi di un santo (o di una santa), oltre ai miracoli e alle opere pie, sovente comporta tanto sacrifici e profonde sofferenze spirituali quanto fisiche. Infiniti sono gli esempi illustri tra martiri della chiesa, oppure nell’agiografia medioevale e moderna, fino alle figure spirituali del Secolo Breve (il Novecento). Tuttavia, come potrebbe presentarsi l’ascesa alla beatificazione ai giorni nostri? E, ancora, come sarebbe percepito un santo vivente in un’epoca di secolarizzazione diffusa, in cui i miracoli sono assimilati dai più a favole a tema sacro e la e il progresso danno tutte le risposte? Probabilmente, l’unica santità possibile è una forma di delirante … o almeno così ci suggerisce, Saint Maud, opera di debutto scritta e diretta da Rose Glass.

Il singolare horror psicologico affronta il di stampo religioso / biblico e ne esplora alcuni degli aspetti più inquietanti, ma stavolta dalla prospettiva opposta: non è un demone, o la di una presenza maligna, a ossessionare la giovane protagonista, ma Dio Onnipotente. Difatti, Saint Maud è incentrato su una solitaria infermiera, Maud (una intensa e scioccante Morfydd Clark, Love & Friendship) per l’appunto, che fa dell’assistenza a domicilio di malati terminali la propria missione.

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Dunque, quando viene chiamata al capezzale di Amanda (Jennifer Ehle, Zero Dark Thirty), una famosa coreografa ora costretta a letto da una grave degenerativa, la ragazza si persuade che sia una prova che la Provvidenza le ha destinato per dimostrare la sua fede (e redimersi da un passato non proprio esemplare).

Infatti, ha la possibilità di salvare un’ smarrita, poco importa se per farlo debba lavorare giorno e notte, ottemperare a ogni tipo di mansione e, alle volte, ricorrere a tutte le sue doti persuasive per allontanare minacce e tentazioni – o tentatori -. Ogni mezzo è giustificato per un più alto fine. D’altra parte, almeno inizialmente, la sua ‘fortunata’ paziente sembra recepire il suo messaggio di buon grado e condividere il cammino che porterà alla remissione dei propri (molti) di gioventù, nonché alla possibile ascensione della sua salvatrice. Tuttavia, come presto si accorgerà (l’aspirante Saint) Maud, la via della beatitudine è disseminata di e difficoltà, e ritornare alle cattive abitudini è oltremodo facile.

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Come si può desumere dalla trama, Saint Maud segue le vicissitudini e le ricadute di una peccatrice in cerca della . È l’angoscia della protagonista ad essere il fulcro principale della tensione che, tenue, in un lento crescendo di nevrosi, in cui inquietudine e fede morbosa sono strettamente connessi. Al contrario, per gran parte della narrazione non ci sono apici orrorifici o momenti di puro terrore, ma tutto ruota intorno al vissuto travagliato di una ragazza disturbata (o quantomeno intenta in un’ossessiva spirituale). Ad aumentare, peraltro, l’indeterminatezza dell’insieme, più di un aspetto fondamentale non è del tutto rivelato, ma solo suggerito in flashback sibillini.

Inoltre, il ritmo di Saint Maud non è particolarmente sostenuto, nessun jumpscare e la narrazione è erratica, elusiva, concorrendo a creare un horror atipico, introspettivo e paradossale. Ciò non toglie che alcuni momenti particolarmente oscuri, alcune visioni – siano esse reali o solo allucinazioni – sono davvero disturbanti o cruente. Memorabile è l’incontro con il demoniaco catturato in una scena brevissima ma profondamente scioccante.

Ne discende un delirio biblicheggiante, che alterna una successione di primi piani suggestivi che riecheggiano La passione di Giovanna d’Arco di Carl Theodor Dreyer, a epifanie altamente sanguinolente alla Carrie – Lo sguardo di Satana di Brian De Palma. In ogni , Saint Maud resta la storia di una povera emarginata, che in un modo o in un altro (con la fede o con la ) cerca di innalzarsi al di sopra della propria miseria. Il film di Rose Glass è allora ambiguo, complesso e certo lungi da quello che è lo stereotipo dell’horror di possessione demoniaca (o meglio divina, in questo ).

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Il carattere marcatamente drammatico e psicologico lo rendono meno fruibile di molti altri ‘cugini’ paranormali basati su leve più commerciali (o sedicenti storie ‘vere’ …). Altresì, alcuni effetti speciali fin troppo eccentrici e rozzi (si veda l’immagine sopra) potrebbero ledere l’efficacia delle atmosfere e della suggestione create dalla regista. Nonostante ciò, l’innegabile originalità e audacia di Saint Maudne ne fanno un titolo sicuramente affascinante e imprevedibile, imperdibile per coloro che amano il di genere meno convenzionale e più intimistico (ma assolutamente inadeguato per chi cerca ‘spaventi del sabato sera’ a buon mercato).
(Il Cineocchio)

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