SERIAL EXPERIMENTS LAIN [SubITA]

Titolo originale: Shiriaru Ekusuperimentsu Rein
Nazionalità: Giappone
Anno: 1998
Genere: Animazione, Fantascienza, Fantastico, Horror, Psicologico, Serie TV, Thriller, Visionario
Stagioni: 1
Episodi: 13 [completa]
Durata: 23 min. [episodio]
Ideatori: Yasuyuki Ueda, Yoshitoshi Abe
Regia: Ryutaro Nakamura

È troppo facile cadere nella tentazione di abbandonare Serial Experiments Lain dopo la visione dei primi 2/3 episodi: è una serie talmente lenta e criptica da risultare fin da subito asfissiante, ma farlo significherebbe abbandonare una delle visioni cyberpunk più avveniristiche che l’animazione dagli occhi a mandorla abbia mai prodotto in tutta la sua storia.

Lain nasce nel 1998 da un soggetto scritto a due mani dall’illustratore Yoshitoshi ABe e dal produttore Yasuyuki Ueda, trovando poi effettiva forma sotto la regia del promettente Ryutaro Nakamura, la sceneggiatura di Chiaki J. Konaka e le animazioni della Triangle Staff. L’opera si staglia dunque, sul finire del decennio, come uno dei figli più rappresentativi ed estremi della rivoluzione d’autore inaugurata da Neon Genesis Evangelion (1995) e La rivoluzione di Utena (1997), da posizionare soprattutto nel solco tracciato dalla seconda. Ormai avezzi all’uso di computer, chat, community online ed MMORPG, e consci di tutte le conseguenze sociali che questi comportano (alienazione, rarefazione dei rapporti sociali, dei valori più semplici, costruzione di maschere e identità lontane dalla reale), è specialmente oggi che scopriamo in Lain quanto avessero ragione le tragiche intuizioni di ABe, Ueda e Konaka, nel dipingere una favola oscura e colma di simbolismi dove trovano sfogo tutti i timori più oscuri di una generazione che viveva l’avvento di internet.

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La sinossi iniziale bene esemplifica il tenore enigmatico delle atmosfere della serie, tanto che già andare oltre è difficile vista la coltre di misteri evocata dalla storia, tra oscuri Knights che agiscono dietro le quinte di un Wired che si rivela substrato della realtà, che dimorano nella rete, sequenze visionarie e metafore grafiche che provvedono più e più volte a mandare fuori strada lo spettatore, inducendolo a chiedersi cosa stia effettivamente guardando. Scontato dirlo: nel suo cervellotico stile di racconto, Lain non offre mai una traccia chiara e lineare da seguire, chi la cerca probabilmente non riuscirà mai ad apprezzarlo. Offre invece, come Utena, tanti piccoli indizi disseminati qua e là (frasi chiave soprattutto), che aiutano, a mano a mano che prosegue la visione, a contestualizzare sempre più il senso della storia, che non è realistica o terrena bensì una semplice fiaba dallo stile postmoderno. Un’ dove riflessioni e timori sulla tecnologia sono trattati con l’ausilio di scene simboliche, che presentano magari utenti incapaci di staccarsi dal computer e che per questo sono addirittura posseduti (in senso letterale) dal PC, catturati da fili e cavi (scena che ricorda le visioni infernali di Shinya Tsukamoto nella di Tetsuo); oppure una tresca fra allieva e scoperta nel Wired e rappresentata come una oscura presenza esterna che entra di soppiatto nella stanza dove si consuma il fatto; o ancora l’introversa protagonista e i suoi familiari sono così isolati dalla da dubitare addirittura sulla loro reciproca esistenza, negandosi a vicenda la parentela.

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Non è tanto importante capire la successione principale dei fatti, la semplice fabula che, anzi, viste le onnipresenti atmosfere lisergiche del racconto diventa elemento secondario (forse quello meno interessante dell’opera), quanto comprendere cosa vogliono dire gli autori, che snocciolano decine e decine di spunti di riflessione. È possibile rinvenire addirittura echi di filosofia politica e sociale nell’assunto che il mondo, come le polis elleniche, è un cosmo ordinato/sistema operativo di cui tutti gli individui rappresentano ramificazioni/applicazioni, giusto a testimoniare la ricchezza di intuizioni che portano l’opera a porgersi come un ideale precursore della cinematografica di Matrix (1999). Se è palese che il messaggio finale non può che essere una ferma condanna del condizionamento determinato da internet e dalla tecnologia, sono presenti anche interrogativi su cui poter meditare: la distanza tra e religione (chi ha inventato il Wired?), le potenzialità psichiche dell’individuo, il significato dell’esistenza nella reale, priva di avatar “perfettini”, e chissà quanti altri che si possono magari rinvenire in visioni successive.

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Serial Experiments Lain è una visione indubbiamente pesante perché densa, densissima di spunti, o anche solo per il connubio tra la lentissima regia di Nakamura e la sceneggiatura di Konaka che si esprimono in animazioni e disegni minimalisti, poche linee di dialogo, lunghissimi silenzi, uso preponderante e pietricato di volti in primo piano – per sottolineare le sensazioni di distacco e degli attori – e un’ sonora impressa da suoni elettronici intermittenti o martellanti che comunicano la lenta trasformazione di Lain in un software, umano o che sia. È onesto dire che l’opera è un notevole mattone, con un ritmo che tarpa subito le ali allo spettatore occasionale, e solo una mente attiva e paziente potrà godere delle prelibatezze che offre la trama. Riuscire a reggere la visione significa più volte stupirsi dell’intelligenza con cui lo i realizzatori hanno anticipato tutti i pericoli – di grande attualità – insiti in una società cosmopolita tecnologica, lanciando un inquietante monito sul prezzo da pagare per una simile universalità di comunicazione.

Un’opera sinceramente e devotamente di nicchia, ma quantomeno da provare.

Recensione: anime-asteroid.blogspot.it

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By Anam

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