SINGAPORE SLING [SubITA]

Titolo originale: Singapore sling: O anthropos pou agapise ena ptoma
Nazionalità: Grecia
Anno: 1990
Genere: Commedia, Drammatico, Horror, Visionario
Durata: 111 min.
Regia:

Un uomo che cerca la sua amata, da lungo tempo scomparsa, finisce nelle grinfie di chi l’ha uccisa: una malata formata da e . Insieme le due donne lo costringeranno a prendere parte a una serie di atroci atti sessuali.

È curioso vedere, soprattutto per chi non è abituato ad una cinematografia come quella greca un film come Singapore Sling firmato da un bravissimo regista, come , che è venuto a mancare poco tempo fa. Ne hanno scritto anche in Italia i giornali, pochi per la , della scomparsa di Nikolaidis, definendolo “il maestro dell’ del ellenico!”. Dimostrazione che non solo non conoscevano la sua filmografia ma sapevano nulla nemmeno di questa pellicola “internazionale”, ossia Singapore Sling, che nonostante gli elementi eccessivi è tutto fuorché un horror.

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Nikolaidis ha sempre amato i generi. Ma li ha frequentato sempre con un forte piglio autoriale. Che si tratti de I glykia simoria (t.l. La dolce banda) oppure di Ta kourelia tragoudoun akomi (t.l. I pezzenti cantano ancora), il suo mondo è popolato da falliti ed emarginati che, nonostante i loro tentativi, vengono contrastati dai loro simili perché non hanno diritto alla . Fortemente iconoclasta, Nikolaidis quando ha girato questo suo Singapore Sling aveva sicuramente in mente un piccolo horror inglese firmato da Norman G. Warren dal titolo (in italiano) Terrore in Amityville Park , “Prey” in originale, in cui due lesbiche vedono stravolto il loro “menage” dall’arrivo di un alieno dalle sembianze del belloccio Barry Stokes.
Qui una e una , legate da un rapporto incestuoso, morbosissimo, accolgono nella loro villa decadente, estremamente dannunziana, un . Che cosa cerca da loro? E perché si lascia coinvolgere dai loro giochi erotici senza fine?

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Nikolaidis ama il a tinte fosche e lo dimostra con l’uso di un bianco e nero che sfora nel color seppia, come se la pellicola, e i suoi protagonisti, stessero andando a morire. Le meduse della mitologia greca parlano inglese e vengono da un limbo che divide la borghesia dall’. Sono delle morti viventi che succhiano la linfa vitale alle loro vittime nella stessa maniera in cui lo sguardo della loro antenata pietrificava chi aveva di fronte. Al contrario, però, loro usano per controllare le loro vittime. Anche se poi il confine che separa la dalle sue carnefici è molto labile. L’apatia con la quale l’uomo subisce tutte le torture (psicologiche e fisiche) è alquanto sospetta e rimanda a un matriarcato che solo la Grecia è capace a concepire.

Singapore Sling è un film inclassificabile. Lo puoi affiancare alle pellicole , come Laura di Otto Preminger, senza sbagliare perché ne comprende l’iconografia. Lo puoi avvicinare ai thriller: ogni sua sequenza, infatti, vibra di suspense. C’è chi lo paragona a La grande abbuffata di , e gli elementi ci sono tutti a cominciare dal titolo e a una sequenza su un kiwi…. (non a vicino a una pellicola più tarda come “Il gusto dell’anguria”).

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Singapore Sling di continua oggi, a venticinque anni dalla sua realizzazione, a essere una delle pellicole più disturbanti, perturbanti e soprattutto politicamente scorrette, come tutto il del suo autore, mai viste.
Nikolaidis in questo suo canto del cigno (anche se ha continuato a fare film fino alla sua avvenuta nel 2007) è riuscito ad esprimersi in pieno e alla fine a realizzare qualcosa di unico che, come potete immaginare, è difficile accettare da parte del mainstream. Lo si può accettare solo se considera il come un’ eversiva e sovversiva. Ma purtroppo oggi non è più così. Almeno per quel che riguarda le cinematografie dominanti.

Recensione: cultframe.com

 

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By Anam

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