TEN MINUTES TO MIDNIGHT [SubENG]

Titolo originale: Ten Minutes to Midnight
Paese di produzione:
Anno: 2020
Durata: 73 min.
Genere: Horror, Drammatico, Commedia, Visionario
Regia: Erik Bloomquist

Morsa da un pipistrello rabbioso, una conduttrice radiofonica a tarda terrorizza i suoi colleghi, mentre si trasforma lentamente in un vampiro.

Gradevole sorpresa questo horror indie che parte dal genere per approdare in altri territori. Per nulla chiassoso, ricco di spunti e dialoghi profondi. Un dramma che riflette sul mistero del : dieci minuti, prima che la vita di una persona possa subire sconvolgimenti. Perché i cambiamenti avvengono ogni giorno, allo scoccare della mezzanotte.

Un bollettino meteorologico annuncia l’arrivo di un ciclone, di grado 3. Amy Marlowe (Caroline Williams) non rinuncia al lavoro, nonostante l’inatteso morso ricevuto alla gola da un pipistrello. Speaker di una , si presenta comunque allo studio – puntuale da trent’anni – per parlare con i radioascoltatori e dare vita alla sua trasmissione: “Ten minutes to midnight”. Le condizioni climatiche impongono il coprifuoco e lo staff di tecnici e operatori si trova, assieme ad Amy, bloccato nello stabile. Amy si sente strana, forse per effetto della ferita ma soprattutto per la scelta del direttore che le affianca Sienna (Nicole Kang): quella è infatti la sua ultima puntata, poi passerà il testimone alla ragazza più giovane. Durante la trasmissione Amy maltratta pubblico e presenti, avvilita per aver scoperto di essere stata messa da parte. E’ solo l’inizio di una terribile, nella quale e si sovrappongono, mentre inevitabilmente le lancette dell’orologio scandiscono implacabili il trascorrere del .

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Se Miriam si sveglia a mezzanotte, Amy a quell’ora si addormenta. Sprofonda in un torpore dei e della ragione che sembra essere senza via d’uscita. Persone che ha frequentato per una vita si alternano nella sua memoria, cambiando aspetto, diventando sconosciuti, apparendo persino vampiri. Quotidianamente, qualcosa cambia per tutti noi. Amy ama essere vicino a quel momento, in prossimità (dieci minuti appunto) dello scoccare di un nuovo giorno (la mezzanotte) che porta ai suoi radioascoltatori inevitabili rivoluzioni: positive, negative o neutre ma sempre alla luce del rinnovamento e della mutazione. Quando i giorni si sommano diventando settimane, mesi, anni e poi decadi (tre per l’esattezza), quei dieci minuti possono risultare decisivi. Il cambiamento in questa circostanza senz’altro doloroso, pur quanto impercettibile ma presagito da Amy (“Quando mi guardo allo specchio, non vedo niente”), può essere riconducibile a una lucida e avvilente constatazione: la fine di una carriera, seguita da un pensionamento che significa in “conclusione”. “Ci si sente strani”, prosegue ancora una volta profeticamente la malinconica protagonista, “quando una cosa finisce: la , il lavoro, la vita.”

Quando Amy perde la cognizione della , quando colleghi che ha frequentato per una vita, gli si presentano davanti con volti sconosciuti, uno di loro chiarisce ogni dubbio: “La fine arriva sempre. Non possiamo superarla, perché ci muoviamo verso di lei…”

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Che strano horror è mai dunque questo Ten minutes to midnight? Che non mette in scena vampiri, mostri, o altre diaboliche manifestazioni ma invece si inserisce nella lunga fila di opere drammatiche ispirate dal classico racconto “Accadde al ponte di Owl Creek” (Ambrose Bierce, 1886). Tecnicamente un disastro per la brutta cinematografia, per luci posizionate malamente, per inquadrature poco studiate, per ambientazioni limitate a una . Eppure efficace e intimista, grazie ai bei dialoghi – spesso veri e propri monologhi filosofici – e al ritratto di una donna (bellissima) che vede sfuggire i suoi anni migliori. I Bloomquist, Erik alla regia e Carson in sceneggiatura, riescono a portarsi a ben nove riconoscimenti ma il merito è tutto, in primo luogo, della brillante interpretazione di Caroline Williams, che sembra metterci davvero anima e cuore arrivando a plasmare una realistica sagoma umana perduta e perdente, sconfitta dal , animata da affliggente malessere ma al medesimo istante pervasa da (in)naturale e ossimorica voglia di (soprav)vivere: una addolorata, da vera tragedia greca.

Caroline Williams inizia a recitare per nomi importanti, tipo Louis Malle (Alamo Bay, 1985) ma il destino decide di condurla a percorrere strade cinematografiche secondarie e alternative. Quelle più pericolose e disastrate del Texas. Quando Tobe Hooper e L.M. “Kit” Carson iniziano il casting per il sequel del cult Non aprite quella porta (1974), notano l’attrice correre, urlando come una pazza, lungo il corridoio dell’ufficio. Caroline entra nella , prende via le sedie di Hooper e Carson e recita il breve monologo previsto dal copione, standosene rannicchiata in un angolo. Sorpassa così 440 attrici, aggiudicandosi la parte. In seguito al successo del film si trasferisce a Hollywood per continuare la carriera in un cospicuo numero di horror: Il patrigno II (Jeff Burr, 1989), Leprechaun 3 (Brian Trenchard Smith, 1995) e lungometraggi destinati al circuito mainstream, con titoli del calibro: Giorni di tuono (Tony Scott, 1990) e Il Grinch (Ron Howard, 2000). Alterna il con partecipazioni a serie televisive di enorme successo, tipo Grey’s Anatomy (Debbie Allen, 2005) e The Mentalist (Charles Beeson, 2008). Presente in una lunga serie di titoli thriller di qualità altalenante (tra i tanti: The stepfather 2, Halloween II remake, Hatchet III, Seed 2, Tales of Halloween, Blood feast remake, Blind, Hanukkah), evidentemente non si rifiuta quando le chiedono di prendere parte a un “indie” come nel caso dello splendido Verotika (Glenn Danzig, 2019) o questo Ten minutes to midnight, finendo per impreziosire – con il suo stile e la sua rara capacità interpretativa – ogni titolo al quale prende parte.

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By Anam

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