THE DEVIL [SubITA]

Titolo originale: Diabel
Paese di produzione: Polonia
Anno: 1972
Durata: 119 min.
Genere: Drammatico, Storico, Horror
Regia: Andrzej Zulawski

1793. Quando, durante l’invasione prussiana della Polonia, viene salvato da uno straniero (Wojciech Pszoniak) che ha bisogno di lui, il giovane nobile Jakub (Leszek Teleszynski) inizia a viaggiare per il paese con il proprio e diventa un pazzo omicida a causa del che lo circonda.

Il diavolo per è il caos, è la guerra, è un’apocalisse che stravolge l’esistenza dell’individuo, è un uomo nerovestito viscido e ingannatore ma è anche uno stato oppressore che trascina verso il baratro i suoi cittadini. Niente a che vedere quindi con caproni e possessioni e neppure con “I Diavoli” russelliani dell’anno precedente. “Diabeł” è un male trasversale, un vero orrore che mette a tacere centinaia di pellicole che sbandierano il demonio come se fosse una rockstar. Qui in realtà bastano soltanto una telecamera turbolenta e una serie di immagini crude e spiazzanti.

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Il regista polacco ambienta il film durante l’occupazione prussiana del 1793, mettendolo immediatamente in parallelo con il precedente “La Terza Parte Della Notte” (1971), il quale si svolgeva negli anni della seconda guerra mondiale, quando la Polonia era martoriata dall’oppressore tedesco. In questo Żuławski spinge ancora di più sull’acceleratore, incollando la camera a mano su un manipolo di personaggi epilettici, convulsi e urlanti, un delirio che prende il via fin da subito, con le allucinanti scene all’interno del convento. Jakub è un nobile recluso in questo monastero assediato: un uomo misterioso giunge però in tempo per salvarlo, trascinandolo via da quell’inferno. Il protagonista inizia a vagare (in compagnia di una suora sfuggita al massacro) in un territorio ferito e devastato, prima di rimettere piede nella sua vecchia dimora, un luogo purtroppo per lui completamente diverso dal passato.

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Questo straniero col mantello nero segue il suo prescelto, come un diavolo tentatore lo manipola e ne traccia il destino, portandolo presto alla e all’omicidio. Ma “Diabeł” è anche la corruzione morale di una famiglia: Jakob ritrova una sorella incestuosa, una madre prostituta e il cadavere del padre abbandonato da tempo su un letto. Uno scenario desolante, sottolineato da questo gruppo di individui depravati, dediti a danze che sembrano l’anticamera di un rituale orgiastico, un’ossessione che si impadronisce anche del nostro sguardo, sbattuto senza complimenti in mezzo alle vicende e tramortito da una regia frenetica, tra finte soggettive e un montaggio che rimbalza morbosamente da un posto a un altro.
Davanti a tutto questo meraviglioso scempio, la polacca rimase scioccata: il film fu bandito in patria per ben sedici anni (motivo per il quale poco dopo Żuławski fece la sua prima puntata in Francia), per poi essere rimesso in giro non senza ulteriori problemi (“Diabeł” fu in seguito accusato di blasfemia dagli ambienti cattolici). Ma il regista aveva puntato il dito su qualcosa di più grande, poiché il comunismo in quegli anni continuava a far marcire un popolo in rovina. Il diavolo presente nella politica e nella società, prima che nell’individuo stesso. Ecco che quindi torniamo al punto di partenza, a un simbolismo molto più ostico delle apparenze (la trama è semplice, ma c’è un mondo da scoprire fotogramma dopo fotogramma), una metafora che si erige oltre l’oscura rappresentazione del losco individuo che libera dalla prigione il giovane Jakob. Un film complesso, farneticante, un dramma invasato che prende i connotati di un horror estremo. Qui si balla con il diavolo.

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cinemaestremo.wordpress.com

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By Anam

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