THE HAMBURG SYNDROME [SubITA]

Titolo originale: Die Hamburger Krankheit
Paese di produzione: Germania
Anno: 1979
Durata: 117 min.
Genere: Horror, Fantascienza
Regia:

Un misterioso virus che provoca la morte senza lasciare segni tangibili di – le vittime sono ritrovate come se dormissero, in posizione fetale – scoppia improvvisamente ad Amburgo, costringendo le pubbliche autorità a mettere in quarantena interi quartieri. Un medico che si trova in città per partecipare ad un convegno di gerontologia comprende che dalle zone presidiate non sarà più permesso allontanarsi, ed insieme ad una ragazza, ad un venditore ambulante e ad un anarchico costretto su una sedia a rotelle, tenta una disperata verso Sud. Strada facendo, tra villaggi evacuati e casolari abbandonati, al si uniscono altri fuggiaschi; ma il morbo e improvvisate squadre di “vigilantes” li perseguitano senza pietà abbattendoli o disperdendoli uno alla volta. Ulrike, la ragazza, viene catturata e subisce un disumano – quanto inutile – trattamento di decontaminazione: riuscita nuovamente a fuggire, si rifugia in uno chalet in cui era stata da bambina, ma soltanto per attendere la morte.

Ogni riferimento a fatti realmente accaduti è puramente casuale?
Le autorità sanitarie di Amburgo registrano uno strano fenomeno: diverse persone muoiono inspiegabilmente, nella postura rannicchiata di un embrione. Le persone sono rigorosamente sequestrate e portate in campi di quarantena di improvvisati. È un virus introdotto? O un virus sintetico di laboratorio? La delle persone colpite dalla e le misure ufficiali attraverso la Germania diventano un viaggio nella paura.
“Die Hamburger Krankheit”, questo film pandemico poetico, crudo e sovversivo, si rifiuta di seguire tutte le regole del genere. Insieme, un medico, un venditore di salsicce e una giovane confusa evadono dalla quarantena; una persona in sedia a rotelle si unisce al senza meta, che in sta solo recitando le proprie nevrosi. Non solo attraverso il cast, il film di Fleischmann riesce a creare ciò che la è prima di tutto: uno di emergenza.
(Katja Nicodemus, NDR Kultur)

 

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