THE SILENT FOREST [SubITA]

Titolo originale: The Silent Forest
Paese di produzione:
Anno: 2020
Durata: 108 min.
Genere: Drammatico
Regia: Chen-Nien Ko

Un ragazzo non udente si trasferisce in una per con bisogni speciali. Ma la sua eccitazione per l’inserimento in un nuovo ambiente si trasforma immediatamente in quando è testimone della che accade nella .

Non ci può essere giustizia nel silenzio, ma cosa può essere fatto se chi è in grado di aiutare si rifiuta di farlo? Basato su una , The Silent Forest (無聲, Wúshēng), di Ko Chen-Nien, punta il dito contro cicli di abusi e sistemi di oppressione nella in generale tramite una minuziosa della cultura del silenzio in una per ragazzi non udenti in cui un bullismo endemico si diffonde come un virus, scaturito da un singolo trauma inflitto da una figura autoritaria. Ad ogni modo, questo tipo di violenza non si può combattere con altra violenza e ci dev’essere empatia anche verso il bullo, o la catena non si spezzerà mai, come si evidenzia anche nel film di Ko.

La pellicola si apre con un ragazzo che insegue un vecchio e lo placca a terra, prendendolo poi a pugni, finché non interviene la polizia a separarli. I poliziotti sono frustrati perché è la prima volta che entrano in contatto con una persona sorda e non riescono a comunicare con lui. Chang Cheng (Troy Liu Tzu-Chuan) cerca di protestare contro la loro ingiustizia, ma i poliziotti continuano a trattare lui come aggressore piuttosto che come , anche quando spiega per iscritto che è stato il vecchio a rubargli il portafogli, e non l’ha trovato come invece sostiene l’anziano. Alla fine un professore della sua nuova , il signor Wang (Liu Kuan-ting), si presenta a fare da interprete, ma è chiaro fin da subito che anche lui è in qualche modo complice, riferendo che Cheng è dispiaciuto per quello che ha fatto ed è grato agli agenti. Dalla sua prospettiva almeno, il ragazzo ha riavuto il suo portafogli e non ha subito nessun danno, quindi perché fare tante storie? Lasciamo correre e tutti se ne tornano a .

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È questo conflitto tra “silenzio” e giustizia che continua ad angustiare i pensieri di Cheng, fin da quando, poco dopo aver iniziato a frequentare la nuova , viene a conoscenza della diffusa cultura del bullismo, assistendo ad uno stupro ai danni di una giovane da parte di un gruppo di studenti sul retro dello scuolabus, mentre i professori seduti davanti non muovono un dito. Cheng cerca di convincere la ragazza, Beibei (Buffy Chen Yan-Fei), a raccontare l’accaduto ad uno dei professori ma lei si rifiuta, dicendo di non voler “tradire” i suoi “amici”, insistendo che stavano “soltanto giocando”. La sua riluttanza comunque scaturisce soprattutto dal forte timore di essere mandata via, di dover lasciare la , che è l’unico posto dove si sente accettata. Sia lei che Cheng si sentono additati come diversi nel mondo delle persone udenti, e pensano di essere spesso incolpati per cose che non hanno fatto, come se la loro esistenza desse fastidio o fosse anormale. Anche se significasse dover sopportare una estrema forma di degrado, lei preferirebbe questo alla che provava prima di trovare la .

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Ancora, il senso di isolamento sociale è una sola delle varie forme di oppressione che si possono trovare all’istituto, che ironicamente coltiva una cultura del silenzio riguardo agli abusi che avvengono, come strumento per preservare la propria reputazione e pertanto in funzione del “bene superiore” del fornire uno “spazio protetto” ai ragazzi dallo stigma sociale che li aspetterebbe nel mondo esterno.

Beibei dice che lei urlava ma nessuno riusciva a sentirla. Inizialmente aveva cercato di dire tutto ad una professoressa, ma questa aveva addossato a lei, ed implicitamente alla sua disabilità, la colpa del tutto, sostenendo che i giovani erano “bravi ragazzi” che stavano “soltanto giocando” e che non avevano capito che non le piacesse perché non era riuscita a comunicare che si sentiva a disagio. Se avessero saputo di farle del si sarebbero fermati, insiste la professoressa prima di andarsene via freddamente. Il signor Wang non la pensa allo stesso modo e vuole aiutare ma scopre che quella cultura del silenzio ha ben più profonde di quanto credesse e che con tutta probabilità non sarebbero bastate alcune semplici contromisure per risolvere il problema; ci vorrebbe una riforma sistemica a tutto tondo.

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Di fatto, le autorità fanno poco o nulla e Chang Cheng si ritrova con un complesso del salvatore, che lo spinge a credere di dover essere forte e battere i ragazzacci per salvare Beibei, ma il suo virtuoso desiderio lo porta di nuovo verso la complicità. Il suo più grande antagonista, Xiao Guang (Kim Hyun-Bin), bullizza come meccanismo di difesa, sostenendo che nessuno si permetterebbe di fare lo stesso a lui, e manipola gli altri per fargli eseguire i suoi ordini spingendoli a pensare che uno o è bullo o è . Solo indagando sulla sovrapposizione tra questi due ruoli ed affrontando la radice del tutto, il ciclo può essere spezzato. The Silent Forest è una dolorosa allegoria, afferma coraggiosamente la necessità di parlare seppur ammettendo che non importa quanto urli forte se nessuno ti ascolta, e senza desiderio di empatia e comunicazione, in tutte le sue forme, il ciclo andrà avanti e si accrescerà senza fine.

asianworld.it

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