THE WICKER MAN [SubITA]

Titolo originale: The Wicker Man
Paese di produzione: UK
Anno: 1973
Durata: 88 min.
Genere: Fantascienza, Horror, Visionario
Regia:

Il sergente di polizia inglese Neil Howie riceve una lettera anonima che comunica la scomparsa di una ragazza sull’isola scozzese di Summerisle. Raggiunta l’isola, il poliziotto si trova in mezzo a una comunità diffidente che pratica un culto religioso pagano.

Il fascino delle Terre di confine… l’Uomo selvatico dell’Arco Alpino, i Mammutones della Sardegna, le suggestioni vampiresche della Transilvania, la Scozia. Già, la Scozia, con i suoi paesaggi, i suoi nascosti nei laghi, la pronuncia incomprensibile dei suoi abitanti, i retaggi celtici. Era ovvio che prima o poi qualcuno ci avrebbe fatto un film, molto meno ovvio che il risultato fosse questo capolavoro dal titolo “The Wicker Man” (trad.: l’uomo di vimini), ai tempi (1973) premiato con tanti tagli alla versione integrale per renderlo più commerciabile e con un successo solo moderato, oggi oggetto di un tale culto che, durante la cerimonia inaugurale delle Olimpiadi di Londra 2012 alcune sue scene hanno fatto comparsa nella sezione dedicata al inglese.

Merito di un equipe (a partire dal regista e lo sceneggiatore Anthony Shaffer, veri motori di tutto il progetto) in stato di grazia, che ha reso la storia del sergente Howie, che dalla terraferma si reca su Summerisle alla ricerca di Rowan Morrison, una bambina scomparsa che nessuno sembra conoscere, l’occasione per inscenare un vero scontro di culture e una singolare discesa nei recessi più ancestrali dell’immaginario britannico, regalandoci una pellicola pressoché perfetta. Un film che oggi, come allora, lascia innanzitutto sorpresi. Prodotto da una casa collegata alla Hammer e con in locandina i nomi di Christopher Lee e Ingrid Pitt (ovvero il vampiro e la vampira per eccellenza degli horror di marca Hammer), ci si aspetta innanzitutto di trovarsi di fronte all’ennesimo horror di serie B, pregevole e artigianale quanto basta da renderlo divertente.

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Poi si nota anche la presenza di Edward Woodward come attore principale, allora celebre protagonista del telefilm “Callan”, e si potrebbe pensare che il film, in realtà, sia un poliziesco. Nel cast, però, figura anche una biondona mozzafiato come Britt Ekland (qualcuno la ricorda come moglie di Peter Sellers), e sorge il sospetto che ci si potrebbe trovare di fronte ad una commedia sexy. E il bello è che “The Wicker Man” è tutte e tre le cose insieme: è poliziesco al limite del thriller nell’indagine del sergente Howie , film misterioso e arcano che si trasforma in vero e proprio horror nell’angosciante finale, pellicola intrisa di richiami sessuali spesso espliciti, il più delle volte concentrati sulla locale “dea dell’amore”, ovvero Willow, la figlia dell’albergatore interpretata proprio dalla Ekland (memorabile una sua danza come l’ha fatta mamma). Tutti gli attori, comunque, forniscono una prestazione memorabile, spontanea (è da tenere in considerazione che Hardy ha spesso utilizzato anche comune gente del luogo) e invasata al punto giusto, capace di dare ulteriore calibro in quello che Christopher Lee stesso ha sempre considerato il suo film migliore, e per poter terminare il quale non esitò a recitare senza alcun compenso e, anzi, a finanziare il progetto anche di tasca propria.

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“The Wicker Man” è anche – in una certa misura – un musical, con la stupenda colonna sonora composta da Paul Giovanni alternando originali composizioni folk a melodie della tradizione scozzese opportunamente riarrangiate. Sono spesso gli stessi personaggi a suonare ed interpretarne i brani, ritmando i riti pagani a cui sono dediti gli abitanti di Summerisle, oppure accompagnando incontri amorosi, invitando ad essi.

Ma, soprattutto, “The Wicker Man” è, come detto, la coinvolgente rappresentazione di uno scontro culturale, quello fra il sergente Howei, portavoce osservante della civiltà anglosassone e cristiana, e gli abitanti di Summerisle, guidati da Lord Summerisle, dediti a pratiche e rituali pre-cristiani e ad una religione panteista volta al culto della natura e della fertilità, che nei suoi aspetti si incarna in una fortissima componente erotica vissuta alla luce del sole. Il film inscena così il dramma dell’incomunicabilità fra i due mondi, senza però cadere nella tentazione di metterne uno in cattiva luce. Se, infatti, da una parte il sergente Howei può risultare stucchevole nella sua rigida morale, dall’altra è anche l’unico rappresentante di un briciolo di reale buonsenso davanti alle stravaganze degli abitanti di Summerisle, in praticolare quando queste vengono presentate con un alone di pretesa dalla maestra del paese. E se all’inizio le tradizioni e gli usi di Lord Summerisle e i suoi compaesani possono affascinare e solleticare quell’inevitabile nostalgia di un approccio più spontaneo e naturale alla vita che risiede in ognuno di noi, con il procedere della vicenda riti e credenze diventano sempre più inquietanti ed allarmanti. E’ nel finale che questa incomunicabilità si rende sconvolgente e assurda, svelando un’amara verità riguardo Summerisle: come in ogni utopia, il benessere del singolo è (letteralmente) sacrificato a quello della comunità.

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“The Wicker Man” è, quindi, soprattutto un’esperienza, un vortice capace di coinvolgere passo dopo passo, canzone dopo canzone, tassello dopo tassello, e di sorprendere fino alla fine. E’ un modo diverso di rivedere le proprie e di rileggere l’inizio dell’estate, e l’antidoto perfetto a tanto fondamentalismo e a tanta new age.

P.S.: Nel 2006 a Hollywood ebbero la triste di rifare il tutto con lo stesso titolo e con Nicholas Cage. Inutile dire che il risultato è un disastro (merito anche della recitazione di Cage, al limite del comico), dal quale bisogna stare il più lontani possibile, anche considerato che ogni tanto lo passano in TV con il titolo “Il Prescelto”. Si ricerchi solo l’originale, anche se non ne esiste una versione in italiano.

Recensione: debaser.it

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By Anam

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