TROLL HUNTER [SubITA]

Titolo originale: Trolljegeren
Nazionalità: Norvegia
Anno: 2010
Genere: Fantascienza, Horror
Durata: 100 min.
Regia:

Troll Hunter è un mockumentary norvegese diretto dal giovane André Øvredal, che dopo aver spopolato nei festival europei dedicati al fantastico arriva in dvd anche negli scaffali italiani. Un’opera affascinante, in grado di maneggiare i generi con proprietà di linguaggio e intelligente tensione spettacolare.

Un gruppo di studenti norvegesi si mette sulle orme del misterioso cacciatore Hans, con l’intenzione di realizzare un documentario su una serie di uccisioni sospette di orsi, scoprendo una realtà ben più sconvolgente. Mito e realtà si mescolano improvvisamente, con la comparsa in scena dei giganteschi troll, la cui esistenza è tenuta nascosta dal governo norvegese…

Da alcuni anni a questa parte, mentre la crisi economica comincia ad azzannare con voracità anche il mercato cinematografico, la Settima Arte sta vivendo una stagione esaltante nel dell’Europa. Industrie fino a poco tempo fa pressoché ignote al pubblico del Vecchio Continente, e non solo, stanno ottenendo sempre più sul palcoscenico internazionale: nulla di men che meritato, va specificato, perché si tratta nella maggior parte dei casi di una ventata di novità salvifica, con opere in grado di ragionare sull’aspetto più popolare del senza dimenticare un approccio originale, ben lontano dalle secche dell’ovvietà o del già visto. Così nell’ultimo lustro dall’ sono arrivati lo spassoso Astrópía di Gunnar B. Guðmundsson e il meno riuscito (ma tutt’altro che disprezzabile) Reykjavik Whale Watching Massacre di Júlíus Kemp; la Finlandia, che può sempre contare sul maestro Aki Kaurismäki, ha risposto con Trasporto eccezionale – Un racconto di di Jalmari Helander, il nazi- Iron Sky di Timo Vuorensola e soprattutto con i parti creativi del geniale Antti-Jussi Annila (il folle pastiche ugro-finnico/mandarino Jade Warrior e il cupo e ansiogeno Sauna); la Svezia ha sbancato i botteghini di mezzo con le sue trilogie thriller e gli horror vampireschi. E la Norvegia?

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Per comprendere quel che avviene a Oslo e dintorni basterà, per il momento, recuperare il prezioso Troll Hunter, opera seconda di André Øvredal (la prima però in solitaria, visto che nel 2000 Future Murder fu codiretto da Øvredal insieme a Norman Lesperance) che da un anno sta solleticando l’appetito degli addetti ai lavori. Il motivo di tanta curiosità è facilmente spiegabile: Troll Hunter, horror per niente banale che pesca a piene mani dall’universo mitopoietico norreno per meticciarlo con pratiche cinematografiche di tutt’altra specie, è una delle incursioni nel genere più intelligenti e godibili viste in giro negli ultimi anni. Prendendo spunto, come prassi oramai consolidata vuole, dall’esperienza di The Blair Witch Project (film che, volenti o nolenti, ha ricostruito i percorsi cinematografici dell’ del terzo millennio), il film di Øvredal sfrutta l’escamotage del mockumentary per innervare una classica storia di “scoperta” del soprannaturale – o, per meglio dire, dell’iper-naturale – con il germe del reale: i tre studenti che, armati di videocamera e fucile per la ripresa del sonoro, si imbattono nell’enigmatico Hans scambiandolo per un cacciatore di orsi e ignorando che il suo ruolo sia quello di monitorare la grande (fisicamente prima ancora che da un punto di vista numerico) famiglia dei troll norvegesi, rappresentano il punto di vista ideale per dare il via a un road-movie fantasy sempre in bilico sul crinale che divide l’acre commedia dalle bordate di puro terrore. Un film avvincente e profondamente, crudelmente ironico curato tra l’altro nei minimi dettagli grazie a un utilizzo degli effetti speciali davvero convincente. Ironia, crudeltà, per il popolare, intelligenza e cura tecnica: tutti gli elementi che ogni film di genere dovrebbe possedere e che troppo spesso vengono dimenticati per strada dalle produzioni, mainstream o indipendenti che siano.

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Anche per capire il duro che si nasconde dietro un film all’apparenza “povero” – il virgolettato è d’obbligo – a dir poco lungimiranti e indispensabili appaiono i contenuti extra scelti dalla Universal per accompagnare la visione del film: se le sequenze tagliate permettono di comprendere in pieno la stratificata struttura narrativa dell’opera, pur non apparendo sacrifici particolarmente dolorosi, è il segmento dedicato agli effetti visivi a meritare un approfondimento a parte. Opere come Troll Hunter potrebbero tranquillamente trovare nei palinsesti produttivi italiani se solo ci fossero persone in grado di contestualizzarne il senso e l’importanza: il già citato panorama nordico dovrebbe rappresentare un vero e proprio esempio per tutti coloro che decidono di investire soldi ed energie nell’industria italiana, invece di essere visti come la “stranezza” dell’anno, il film-culto destinato a essere visto solo da una ridotta schiera di fan del genere.
Nella speranza (vana?) che tutto ciò possa prima o poi accadere il consiglio è quello di consolarsi per ora con la visione di Troll Hunter. Non ve ne pentirete.

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Recensione: quinlan.it

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By Anam

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