VALHALLA RISING [SubITA]

Titolo originale: Valhalla Rising
Nazionalità: Danimarca, UK
Anno: 2009
Genere: Drammatico, Epico, Visionario
Durata: 88 min.
Regia: Nicolas Winding Refn

Con Bronson Nicolas Winding Refn ha palesemente tracciato un bilancio della propria carriera cinematografica e completato l’autoritratto/superamento della sua prima facciata (non a il regista l’ha definito una catarsi). Valhalla Rising si presenta altrettanto chiaramente come un nuovo inizio, il film inaugurale del suo secondo profilo creativo: il regista danese (ma dalla formazione culturale americana) resetta le coordinate del proprio e concepisce una pellicola di fantascienza antitecnologica ambientata nell’XI secolo, un film di “fantascienza mentale” secondo le sue dichiarazioni. Rielaborazione ultrapersonale d’influenze cinefile quanto mai eclettiche (dal Dennis Hopper di Fuga da Hollywood al Carpenter di 1997: fuga da New York passando per il Tarkovskij di Stalker), il settimo lungometraggio di Refn è un film taciturno come il suo protagonista One Eye (Mads Mikkelsen), ammantato dal sibilante sound design di Douglas MacDougall e paludato dalla terrea fotografia del fido Morten Søborg. L’aggettivo arcaico gli spetta di fatto e di diritto: arcano sarebbe esageratamente criptico, allegorico eccessivamente esplicito.

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Diviso in sei parti, Valhalla Rising pone al centro della narrazione lo scontro tra panismo pagano e monoteismo cristiano, con il personaggio di One Eye a fare da testimone monoculare e agente imparzialmente sanguinario. Neutro, impassibile e implacabile, One Eye si libera dalla cattività guerriera (WRATH) in cui lo costringe un norvegese e (SILENT WARRIOR) si unisce alla spedizione di un manipolo di vichinghi cristiani diretti a Gerusalemme per riconquistare la Terra Santa (MEN OF GOD). Disorientati dalla nebbia e dalla bonaccia, i vichinghi si perdono in alto mare giungendo non tanto nell’agognata Terra Santa (THE HOLY LAND), ma in America, luogo che essi finiscono per identificare con l’Inferno (HELL). Decimati dagli indigeni e soverchiati dagli elementi naturali, si abbandonano al terrore, agli istinti belluini e a teocratiche manie di grandezza, scatenando la reazione di One Eye, il quale, uccisi tre compagni di viaggio sul punto di aggredirlo, si allontana dai superstiti insieme al bambino (Maarten Stevenson) che lo ha sempre accompagnato. Arrivato in riva al mare e circondato da nativi armati di archi e clave, One Eye si lascia trucidare senza opporre resistenza (SACRIFICE). Unico sopravvissuto: il bambino.

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Dotato di qualità sovrumane (resistenza alle intemperie, straordinaria forza fisica, telepatica col bambino) e poteri sovrannaturali (la preveggenza che si manifesta con immagini virate in rosso), One Eye è un eroe mitico proveniente da un altro mondo (letteralmente dall’aldilà) e del tutto privo di passato (Refn lo definisce un monolite, un enigma). Le quattro fasi che attraversa durante il racconto (schiavo, guerriero, Dio, uomo) rappresentano la tappe evolutive della specie dal primitivo all’umano, con il finale come rinuncia al ruolo di guida spirituale e definitiva affermazione della propria umanità. Parabola ambiziosamente mitologica, dunque, che Refn oggettiva cinematograficamente con stile ieratico e magniloquente: cinemascope di monumentale grandiosità, ralenti di glorificante solennità, commento musicale dalle sonorità metalliche e perentorie (Peter Peter, Peter Kyed). nerboruto e imperioso. Possente. Girato con la Red One Camera (come Antichrist di von Trier) e in remote aree della Scozia, Valhalla Rising (il titolo riecheggia i Rising di Kenneth Anger) fa quasi completamente a meno delle parole (le linee di dialogo sono all’incirca 120) e assegna un ruolo preponderante alla fisicità e agli elementi naturali, riaffermando da una nuova, tenebrosa prospettiva il principio generatore della poetica di Nicolas Winding Refn: “Art is an act of violence”.

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Recensione: spietati.it

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By Anam

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